“IN THE BATTLEFIELDS” al 57esimo Festival dei Popoli di Firenze

in-the-batterfields

festival-dei-popoli-2

festival-dei-popoli

 

La 57esima edizione Festival internazionale di cinema documentario si terrà a Firenze dal 25 Novembre al 2 Dicembre 2016.

Quest’anno viene dedicata una retrospettiva completa sulla regista franco -libanese Danielle Arbid che sarà ospite del Festival per tutta la settimana.

Occhio alla proiezione del suo bellissimo film “IN THE BATTLEFIELDS”  distribuito per l’Italia dalla Kitchenfilm.

TRAILER      http://www.kitchenfilm.eu/kfilm/battlefields/trailer.html

Voglio essere vicina ai miei personaggi nella finzione così come nel documentario. Voglio vivere vite parallele, non soltanto raccontare storie, ma provare degli stati d’animo, delle sensazioni forti.

I miei film di finzione – così come li percepisco, – sono dei documentari sui miei personaggi. Faccio molto uso di primi piani e focali lunghe per introdurmi nell’universo che creo, dimenticare, per quanto possibile, la realtà delle riprese e carpirne i momenti.

Ho filmato molto il sesso e penso che questa sia una mia prerogativa, di donna e di origine araba. Provo ad avvicinarmi alla pittura nella rappresentazione dei corpi. La grazia che ne emerge! Cerco sempre di abbellire, magnificare gli attori. Naturalmente, vi è una parte di spettacolo quando si fa un film, ma la cosa più straordinaria nel cinema rimane la parte del rischio. Non si sa mai che risultato si avrà alla fine. Venendo da una famiglia di giocatori d’azzardo – mio padre era un giocatore di poker – amo molto questo aspetto. Quando faccio un film non do niente per scontato. Filmare scene di sesso è ancora più rischioso, persino in Europa per certi versi. E nella mia cultura d’origine, quella libanese, dove quasi tutti i miei film sono censurati o vietati, è ancora peggio.

Nonostante ciò, esigo incessantemente che ogni film sia quanto più possibile ardente, nella sostanza, nella forma, così come nella maniera in cui viene realizzato”. (D. Arbid)

Tratto dal sito

http://www.festivaldeipopoli.org/festival/industry/2016/167

 

 

Firenze – “L’età d’oro” director’s cut e A- rating

7 nov 2016

Focus interessantissimo organizzato da Paola Paoli e Maresa D’arcangelo per il Festival internazionale di Cinema e Donne 2016


THE TIMES THEY ARE A CHANGIN’?

Come rendere l’industria cinematografica più paritaria: Formazione? Risorse? Potere? Diversità?

Viviamo in un mondo in cui le storie e le esperienze delle donne non sono valutati allo stesso modo come le storie di genere maschile.

In Svezia è nata un’ iniziativa di volontarie e volontari che hanno lanciato un marchio, un bollino di valutazione per i film.

La brillante ricercatrice svedese Ellen Tejle insieme a Livia Podestà Media Relations Manager allo Swedish Institute di Stoccolma durante il focus ha presentato l’iniziativa e spiegato l’uso di A- rating.

I film che passano il test devono includere nella storia del film:

  • almeno due personaggi femminili che abbiano un nome proprio,
  • che parlino tra di loro,
  • e che non parlino di uomini.

L ’A sta come approvato, non ha scopo di giudicare, ma di sensibilizzare l’opinione pubblica. Molti Festival in tutto il mondo stanno adottando questo metodo. Il  marchio può essere stampato sui manifesti e sui video dei film.

Emanuela Piovano con il suo director’s cut del film L’ETA D’ORO rientra nei parametri. Il suo film pùò avere il bollino di approvazione!

FIRENZE | “Sex&Story” Emanuela presenta Paola e Maresa

Questo slideshow richiede JavaScript.

7 nov 2016

La  38° Edizione del Festival internazionale Cinema e Donne 2016 di Firenze  ha come titolo  “Sex&Story”.  Partecipano le registe di tutto il mondo per sottolineare l’importanza della narrazione delle donne nel cinema.

Tra le italiane Emanuela Piovano che, in una Puglia fantastica, ambienta “L’età d’Oro.

Emanuela Piovano

Emanuela Piovano

Emanuela Piovano conosce da molto tempo Paola Paoli e Maresa D’Arcangelo le direttore del Festival, nelle passate e prime edizioni ha anche partecipato ed aiutato nell’organizzazione, durante la serata si congratula con loro per il bellissimo lavoro svolto in tutti questi anni.

 

 

 

 

 

L’ETA’ D’ORO | EVENTO SPECIALE 2016 | FESTIVAL INTERNAZIONALE CINEMA E DONNE

Evento speciale del Festival è il director’s cut di Emanuela Piovano, L’Età d’Oro

Lunedì 7 novembre.
Ore 21. Cinema La Compagnia – Firenze Via Cavour, 50r

L’Età d’Orolocandina-cinepresa_w_loghi è la scommessa cinematografica più impegnativa di Emanuela Piovano. Portare sullo schermo una figura centrale della scena romana degli anni 70 e 80, tra cinema sperimentale e femminismo nascente, Annabella Miscuglio, senza fare un biopic e neanche un documentario.

Annabella Miscuglio è stata l’ideatrice e la fondatrice del mitico Filmstudio di Roma. Ha realizzato inchieste, storiche e molto censurate, come Processo per stupro e A.A.A. Offresi su violenza e prostituzione.

Documentarista e sperimentatrice di nuovi linguaggi visivi organizzò, assieme a Rony Daopoulo il primo Festival di Cinema e Donne italiano: Kinomata.

A questo personaggio multiforme e affascinante, Emanuela Piovano si ispira per un film, poetico e sorprendente, in cui un figlio adulto, ancora ribelle nonostante la morte della madre, ne incontra l’ombra né triste né tragica e con essa discute e si riconcilia. Arabella/Annabella, una Laura Morante ironica e seduttiva, rievoca lo stile divita molto libero e creativo, comune al mondo scatenato dell’underground che il bambino di allora rifiutava e ora finisce per capire.
Siamo, però in Puglia e non a Roma e il discorso comprende il passato ed il presente di molti che, amano il cinema e continuano a credere nei loro sogni.

5-9 nov 2016 | Grande Festival Internazionale di Cinema e Donne a Firenze | Attesa per L’ETA’D’ORO

Come ogni anno la direzione del Festival è diretto da Paola Paoli e Maresa D’Arcangelo, ma da quest’anno i film verrano presentati al nuovissimo Cinema La Compagnia di via Cavour, 50r di Firenze anziché nello storico cinema Odeon.

C’è grande curiosità e attesa per la regista Emanuela Piovano invitata a presentare il 7 novembre alle ore 21.00  il film “L’Età d’Oro “ versione Director’s cut.

locandina-morante-seduta_w_loghi

Liberamente ispirato alla vita di Annabella Miscuglio, regista militante e televisiva, documentarista femminista, fondatrice del mitico Film Studio. L’età d’Oro ci porta nella vitalissima atmosfera degli anni ’70, piena di utopie e gioiose o sofferte sperimentazioni, ma anche di tanto grande cinema. Punto di vista quello, assai critico, di un figlio.

Emanuela Piovano 

di Paola Paoli

Scuola torinese, ovvero tutto quello che d’innovativo si muove nel cinema italiano d’idee, dalla trasmissione radiofonica di culto Hollywood Party alla direzione dei maggiori festival italiani, Emanuela Piovano è un’instancabile sperimentatrice di soggetti e forme del femminile. Scopre il cinema come allieva di Gianni Rondolino all’Università ma trova un maestro in Paolo Gobetti, con cui inizia a collaborare, negli anni di formazione, all’Archivio Cinematografico Nazionale della Resistenza. Fondatore di «Cinema Nuovo» e primo tra i traduttori dei formalisti russi, critico dell’«Unità», ideatore e direttore del «Nuovo Spettatore Cinematografico» – per inciso anche figlio di Piero, soprattutto esploratore e anarchico – Gobetti le trasmette un’eredità difficile che terrà sempre a mente. Ad esempio, che un archivio è qualcosa che rinnova continuamente il nostro approccio alla realtà e vive della riproduzione di testimonianze che diventano storie e storia, qualcosa di vivo che fa tenere gli occhi aperti sul mondo. Piovano collabora alla realizzazione di filmati didattici, al recupero e alla riedizione di filmati d’archivio e al film Le prime bande (1983) di Paolo Gobetti. Nel frattempo si è inserita nel gruppo dei giovani autori cui il Centro di Produzione Rai del Piemonte, molto attivo sotto la direzione di Cesare Dapino, affida piccoli budget per realizzare corti a soggetto o documentari.

Fedele alla lezione di Gobetti dell’approccio militante al cinema per approfondire soggetti fondamentali per la crescita della società civile fonda, con alcune amiche e colleghe, “Camera Women”, un’associazione che vuole affrontare la relazione tra donne e cinema con lavori collettivi. Dal 1981 al 1987 il gruppo realizza: D’amore lo sguardo (registe a Torino); Il corpo, il gesto, le donne, il cinema; Camera oscura; Milonga de la niña (studio per Marilaide Ghigliano fotografa); Epistolario immaginario. Nel 1984 Emanuela Piovano produce il film della regista varesina Gabriella Rosaleva Processo a Caterina Ross, un lavoro molto sperimentale e apprezzato, ispirato al lavoro di ricerca accademica e femminista sulla stregoneria, in particolare a La signora del gioco di Luisa Muraro. Nel 1987 firma sceneggiatura e regia del cortometraggio prodotto dalla Rai Senza fissa dimora, un bel primo lavoro d’indagine sull’emarginazione per strada, negli anni ‘80 non sempre ricchi e spensierati. L’anno successivo fonda la Kitchenfilm, società che esiste tuttora e che le permetterà di produrre tutti i suoi film, ma anche di offrire, ai giovani che vogliono cimentarsi coi mestieri del cinema, un luogo adatto all’apprendimento di tecniche e stile. A questo proposito, il suo si va delineando e precisando nei vari percorsi collettivi ma appare chiaro ed esplode ne Le rose blu (1989).

La scena è il carcere femminile delle Vallette, dove erano entrate con Anna Gasco e Tiziana Pellerano, su richiesta dalle detenute politiche e comuni per raccontare la loro difficilissima scuola di vita. Girato in 16mm e gonfiato in 35mm, il film inventa un linguaggio straordinario per evadere dagli spazi chiusi: scenette e siparietti, galline e messe in pieghe di fortuna, un mondo escluso che vuole entrare con l’ironia nell’assurdo della quotidianità negata. Quando irrompe il dramma dell’incendio e molte delle protagoniste perdono la vita, il cinema divampa con tutta la sua forza. Le rose blu nasce da questa tragedia ed è tuttora un film di culto sulla realtà carceraria femminile, con la presenza di Laura Betti e Ninetto Davoli a ricordare l’ispirazione pasoliniana del racconto. Lidia, la più forte protagonista della vita sbarrata, spiega cosa sono le rose blu:

“Le rose di solito hanno tanti colori / bianche rosse gialle. / Ma blu, blu fuori non ce ne sono rose blu. / Sono solo chiuse qua dentro. / Fuori passate e ci passate / così noi passiamo inosservate / così per voi. / Eppure io di sera di notte di mattina / io le sento / io sento di notte ogni cuore / ogni cuore di queste mie amiche sento battere / le sento palpitare. / Esistiamo”.

Il film raccoglie un grande consenso critico e vince il Premio di qualità fortemente voluto da Guido Aristarco. Con quei soldi Piovano si accinge a realizzare il suo secondo film, L’aria in testa (1991), soggetto originale di Adriano Belli, titolare insieme a Zlata Potancokova di Airone Cinematografica, una prestigiosa piccola casa di distribuzione che grazie alla doppia nazionalità di Zlata era anche la rappresentante italiana dei film d’autore dell’Est. All’epoca le piccole case di distribuzione cinematografica erano pochissime: Piovano impara dall’Airone il mestiere e si lancia nella distribuzione. Da quel momento, metterà insieme un catalogo internazionale di giovani talenti.

Quando si trasferisce definitivamente a Roma si sente un pesce fuor d’acqua. L’aria in testa, sceneggiato con Dirce Bezzi, allieva di Giorgio Arlorio, mette in scena questo disagio attraverso un linguaggio ancora sperimentale in cui ogni componente della troupe, regista compresa, recita la sua parte. Il film ha una piccola storia di festival che lo amano e lo premiano, ma poche occasioni di incontrare il pubblico cui era rivolta quella storia in tonalità surreale sullo stato di salute del nostro cinema appena prima Tangentopoli. Passano cinque anni e lo scenario muta completamente. L’aria è cambiata e al Ministero dello Spettacolo ci sono buone prospettive per giovani con buon curriculum e voglia di creare nuove storie capaci di attirare il pubblico in sala. Piovano presenta il suo progetto Le complici, tratto dal romanzo di Maria Rosa Cutrufelli Complice il dubbio, un noir che ruota intorno alla morte di un uomo (Urbano Barberini) e al sospetto di assassinio e complicità equamente bilanciato tra due donne diversissime (una brava Antonella Fattori e un’inaspettata Anna Rita Sidoti, campionessa europea e mondiale di marcia, per la prima volta attrice). Il loro incontro arriva fino all’audacia di un bacio. Siamo nel 1998, il film ottiene l’ultimo articolo 28 della storia di questo sistema di finanziamento pubblico ma non il sostegno della Rai, messa in fuga dal lato sulfureo del plot. La KeyFilms di Kermith Smith ne assume la distribuzione.

Nel cinema italiano il miglioramento è lento ma costante, arrivano al Ministero Giovanna Melandri e Rosanna Rummo che non incoraggiano in modo particolare le donne registe ma neppure le ostacolano. Sta di fatto che Piovano gira il suo primo film con un buon budget a Cinecittà dove dirige una troupe di tutto rispetto grazie al fondo di garanzia che si è aggiudicata. Sonia Bergamasco è la protagonista di questa storia di follia, da un soggetto dello sceneggiatore e regista Massimo Felisatti, in cui il rovesciamento rompe molti specchi della psicoanalisi e vede la psichiatra innamorarsi del paziente (Ignazio Oliva) ed entrare in un delirio di passione ultrasregolata. Amorfù del 2003 è distribuito, come il precedente, dalla Key Films. Con successivo Le stelle inquiete (2011), Piovano torna a girare in Piemonte, nel paesaggio ordinato e sensuale dei vigneti. In questo set assai accogliente, che simula quello del Sud della Francia in cui è ambientata la storia, si nasconde la filosofa ebrea Simone Weil. Due mesi soltanto di tregua negli anni terribili della seconda guerra mondiale, mentre incalza la persecuzione degli ebrei e la Francia è occupata dai tedeschi. Il film mette la grande filosofa mistica del Novecento in una situazione che ne rivela il carattere: l’incontro con Gustave Thibon, vignaiolo, attratto dalla fama di studiosa della Weil, le apre nuovi spazi di vita attiva. Diventa amica della coppia così ben assortita che Gustave forma con Yvette e persino del nonno Pepè, intreccia con loro una relazione piena di chiaroscuri ma altrettanto umana, calda, vera, che arricchirà la sua teoria e la convincerà a lasciar loro la sua preziosa eredità che diventerà il testo a cura di Thibon L’ombra e la grazia. Anche una filosofa, persino quella con più sete di assoluto, conta sul suo corpo per esprimere, attraverso pensieri e parole, la sua idea di mondo. Finanziato col nuovo sistema Tax Credit, con il sostegno del Media Development Found e della Film Commission Piemonte, il film è distribuito dalla Bolero Film.

Tratto da: Quaderni del CSCI – Rivista annuale di cinema italiano 2015

 

 

 

Director’s Cut del film “L’ETA’ D’ORO”| Festival Internazionale di Cinema e Donne


donne_arcobaleno

Comunicato stampa del 25 ottobre 2016  Studio PUNTOeVIRGOLA

festivalcinemaedonne-2016L’età d’oro di Emanuela Piovano al Festival Cinema & Donne di Firenze e poi in Homevideo

Alla 38a edizione del Festival Cinema & Donne (5 – 9 novembre), presentata a Firenze, sarà proposto il film

L’ETÀ D’ORO

di Emanuela Piovano con Laura Morante, in un nuovo montaggio a cura della stessa regista, in cui sono recuperate alcune delle scene del lavoro di gruppo della cineasta Annabella Miscuglio tratteggiata da Laura Morante, oltre ad alcune scene in cui è più intensa la presenza  di Giselda Volodi.

In generale, in questa occasione, la Piovano ha inteso fornire una sua versione della storia meno drammatica e più rievocativa del periodo e delle persone raccontate nel film.

Le due versioni del film conviveranno nell’edizione homevideo, che sarà in vendita nei prossimi mesi.